Prototipo o fuga?

Cosa distingueva un prototipo da una fuga? Sarebbero arrivati, a un certo punto, a essere confusi, probabilmente. Una certa intenzionalità, forse. Ma – si rendeva conto – che occorresse far subito un poco d’ordine in quella sede. Pensava di aver scritto, realizzato solo prototipi. In questo senso, intendeva: non qualcosa che necessariamente non c’era e poi vi sarebbe stato (no, troppo vasto il panorama per poter essere conosciuto tutto, in sincronia e lungo il corso del tempo), ma che ogni volta l’avvio, il sistema, la motivazione potevano esser prototipici. Ma tale spostamento, quello che il prototipo comporta, di applicazione, di intervento, allora poteva significare una fuga, una non insistenza, colpevole, secondo quel che si assumeva come idea di forte. E l’insistenza del prototipico, allora? Non sarebbe stata più una fuga, ma, al limite, un impianto di fughe, una teoria di fughe. Ecco, qui si appoggiava il primo sospeso.

E ne sarebbe derivato, poi, il prototipo come antidoto al definito, al dimostrabile, al rintracciabile, per arrivare, in ultimo, alla dimenticabilità di chi aveva realizzato quel qualcosa, allo scordarsene. Ma, alla fine, seppur di evidente utilità e di palmare evidenza, intimamente si voleva che andasse proprio in questo modo?

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